Fino ad oggi per una persona senza fissa dimora in Regione Campania era praticamente impossibile avere un medico di base.
Perché?
Il paradosso di un diritto universale legato a un indirizzo
La nostra Costituzione all’articolo 32 definisce la salute “un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività”.
Tutti devono poter essere presi in carico dal servizio sanitario, perché come specifica l’art. 3 della Costituzione tutti siamo uguali davanti alla legge e non ci possono essere ostacoli economici che impediscano alle persone di ottenere un diritto fondamentale.
Tradotto: negare il medico di base alle persone senza fissa dimora è incostituzionale.
Eppure, fino a oggi, per molte persone senza dimora questi principi si scontravano con un ostacolo burocratico in Regione Campania.
Infatti, per iscriversi nelle liste di una ASL e scegliere il medico di medicina generale è normalmente necessaria una residenza anagrafica. Chi perde la casa e, con essa, la residenza rischia quindi di rimanere senza quel primo e fondamentale presidio rappresentato dal medico di famiglia.
Questo non significa essere completamente esclusi da ogni forma di assistenza sanitaria. Rimane possibile rivolgersi ai servizi di emergenza, come il Pronto Soccorso. Ma senza un medico di riferimento diventano molto più difficili la prevenzione, le prescrizioni, gli accertamenti, la gestione delle malattie croniche e la continuità delle cure.
Il risultato è un sistema profondamente ingiusto e anche inefficiente: chi avrebbe bisogno di essere seguito nel tempo finisce spesso per rivolgersi al pronto soccorso quando la situazione è già diventata urgente. Talvolta irreparabile.
Da oggi non sarà più così.

Che cosa prevede concretamente la legge
La nuova legge regionale riconosce ai cittadini italiani senza dimora, non residenti all’estero e privi di altra assistenza sanitaria la possibilità di:
- iscriversi nelle liste degli assistiti delle ASL della Campania;
- scegliere un medico di medicina generale;
- accedere alle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza, alle stesse condizioni previste per gli altri cittadini residenti.
Non si tratta, quindi, di istituire una sanità separata o un medico “speciale” per le persone che vivono in strada.
Si tratta di permettere anche a loro di entrare nella sanità ordinaria, avere un medico di fiducia ed essere presi in carico con continuità.
L’iscrizione avverrà a seguito della segnalazione dei servizi sociali. Il testo prevede che la Giunta regionale definisca, entro sessanta giorni dall’approvazione, le modalità e le procedure operative, dopo aver ascoltato la commissione consiliare competente.
È questo il prossimo passaggio fondamentale: trasformare il principio stabilito dalla legge in una procedura semplice, chiara e uniforme in tutte le ASL della Campania.
Il ruolo dei servizi sociali e del Terzo settore
Chi vive in strada spesso non ha soltanto perso una casa. Può aver perso i documenti, i riferimenti familiari, il lavoro e la capacità di orientarsi tra uffici e procedure amministrative.
Quando, da adolescente, sono sceso in strada per la prima volta con i volontari della Comunità di Sant’Egidio, ho scoperto un mondo. Le persone senza fissa dimora sono anche persone senza nome. Persone per le quali possiamo provare compassione, donare una moneta, un pasto o una coperta, ma sono persone di cui nessuno conosce il nome. Persone che hanno perso tutto. Anche l’identità. Anche il privilegio di sentirsi chiamare per nome.
Persone che devono convivere con l’imprevisto, con l’urgenza, con gli eventi atmosferici, con la paura di essere derubati anche di quel poco che hanno. Persone con il sonno continuamente disturbato. Persone con una scarsa igiene personale. Persone che spesso per queste ragioni si rifugiano nell’alcol o nelle droghe, diventandone dipendenti. Creando un problema ulteriore a sè e al servizio sanitario. Peggiorando in fretta le proprie condizioni di salute. Entrando in un vortice di bisogno, dipendenza e patologie.
In una città come Napoli, però, un senza fissa dimora non perde mai l’aiuto di qualcuno. Nella nostra regione parrocchie, Caritas, associazioni, coordinamenti privati e attivisti ogni giorno offrono docce, pasti caldi, servizi e sorrisi a chi ha perso tutto. Sono il vero “salvagente” del nostro sistema.
Per questo la nuova legge ha attribuito un ruolo importante anche alle associazioni e agli enti del Terzo settore che ogni giorno assistono le persone senza dimora.
La Regione potrà sottoscrivere protocolli d’intesa con queste realtà per informare le persone interessate, accompagnarle nel percorso e sostenerne l’iscrizione in un elenco specifico all’interno delle liste degli assistiti delle ASL.
È un aspetto importantissimo. Approvare un diritto sulla carta non basta, lo sappiamo. Bisogna fare in modo che chi ne ha bisogno sappia di averlo e venga aiutato concretamente a esercitarlo da persone di cui si può fidare.
Una scelta giusta che può far risparmiare risorse pubbliche
Avere un medico di famiglia significa poi poter contare su un riferimento stabile, capace di conoscere la storia clinica della persona, prescrivere esami e farmaci, seguire le patologie croniche e orientare verso le strutture più appropriate.
Senza questo riferimento, anche un problema “semplice” che potrebbe essere affrontato in ambulatorio rischia di trasformarsi in un’emergenza.
L’accesso al pronto soccorso ha inoltre costi molto più elevati rispetto a un percorso ordinario di assistenza territoriale. Garantire il medico di famiglia alle persone senza dimora non è dunque soltanto un atto di giustizia sociale: significa utilizzare meglio le risorse pubbliche e alleggerire la pressione sugli ospedali.
Anche la Federazione italiana dei medici di medicina generale della Campania ha espresso un giudizio positivo sul provvedimento, sottolineando il valore del medico di famiglia come riferimento stabile e come presidio sociale nei territori.
Risorse precise e risultati da verificare
Chariamoci. Non è una legge a costo zero.
Una delle parti più importanti del testo riguarda proprio il finanziamento e il monitoraggio.
Per l’attuazione della legge sono previsti 300.000 euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, nell’ambito delle risorse destinate ai Livelli essenziali di assistenza.
Il Consiglio regionale dovrà inoltre controllare i risultati ottenuti.
Dopo due anni dall’entrata in vigore della legge, e successivamente ogni tre anni, la Giunta dovrà presentare una relazione contenente:
- il numero delle persone senza dimora iscritte al Servizio sanitario regionale in ciascuna ASL;
- il numero e la tipologia delle prestazioni erogate;
- le eventuali difficoltà incontrate durante l’applicazione della legge.
Così verificheremo eventuali storture e correggeremo la rotta.
Una buona legge infatti deve essere misurabile. Dobbiamo sapere quante persone riesce effettivamente a raggiungere, quali servizi vengono garantiti e dove, invece, continuano a esserci ostacoli.
Dalla sperimentazione nazionale a una tutela per tutta la Campania
Nel 2024 il Parlamento ha approvato una legge nazionale sull’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, istituendo un programma sperimentale per il biennio 2025-2026 rivolto alle città metropolitane.
La legge campana interviene su tutto il territorio regionale e non soltanto sulla città metropolitana di Napoli.
È una differenza importante, perché la marginalità estrema non riguarda esclusivamente le grandi città. Anche nei comuni più piccoli e nelle aree interne esistono persone senza una dimora stabile che hanno bisogno di cure, assistenza e accompagnamento.
In questo modo eviteremo anche di creare un effetto di attrazione sulla sola città di Napoli per tutte le persone senza fissa dimora e di decentrare servizi e bisogni socio-assistenziali.
Approvata all’unanimità
Questa legge è stata fortemente voluta dalle forze progressiste, dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, ma il dato politico più bello è un altro: è stata approvata all’unanimità.

Maggioranza e opposizione hanno votato insieme.
In una stagione nella quale la politica sembra spesso incapace di superare le divisioni, riuscire a unirsi intorno alla dignità delle persone più fragili è un segnale importante.
Quando un provvedimento è giusto, concreto e migliora la vita delle persone, non dovrebbe esistere una bandiera di parte.
Adesso dobbiamo rendere reale questo diritto
L’approvazione della legge è un punto di partenza, non di arrivo.
Nei prossimi 60 giorni sarà pubblicato il regolamento dalla Giunta.
Poi bisognerà vigilare sulle procedure attuative, sul coinvolgimento delle ASL, dei Comuni, dei servizi sociali e delle associazioni. Bisognerà assicurarsi che le informazioni arrivino davvero alle persone interessate e che il diritto sia applicato nello stesso modo in tutta la Campania.
Una legge acquista valore soltanto quando esce dalle aule istituzionali ed entra nella vita delle persone.
Chi ha perso una casa non ha perso la propria dignità.
E il diritto alla salute non può dipendere da un indirizzo, da una residenza anagrafica o da un CAP.



