L’assurda tassa regionale per gli studenti con disabilità

Perché ho presentato una proposta di legge per eliminarla.

Ci sono problemi che restano invisibili finché qualcuno non trova il coraggio di raccontarli.

I politici non sono tuttologi. Anzi, a volte sembrano non sapere proprio nulla.

Si perdono dietro discussioni di “politica politicante”, in televisione come nelle istituzioni, mentre i problemi delle persone faticano perfino a entrare nel dibattito.

Eppure non serve conoscere tutto.

Basta saper ascoltare.

Una storia che comincia dall’ascolto

Qualche tempo fa ho incontrato, nella sede del Consiglio regionale della Campania, alcune rappresentanze studentesche.

Il motivo? Volevo capire quali difficoltà incontrano ogni giorno gli studenti e provare a trasformare le loro richieste in proposte concrete.

Tra loro c’era una ragazza che, per rispettarne la riservatezza, chiamerò Giulia.

È stata lei a raccontarmi una situazione che mi è sembrata immediatamente assurda: in Campania gli studenti con disabilità non sono automaticamente esentati dalla tassa regionale per il diritto allo studio universitario.

Possono quindi trovarsi a pagarla anche quando hanno una disabilità grave. Anche quando sono già esonerati dalla contribuzione universitaria.

All’inizio ho pensato che potesse trattarsi di un errore o di un problema amministrativo isolato.

Approfondendo la questione, però, è emerso qualcosa di diverso.

Il problema è nella legge regionale.

Due tasse che non sono la stessa cosa

Il punto può sembrare tecnico, ma le sue conseguenze sono molto concrete.

La normativa nazionale prevede l’esonero totale dalle tasse di iscrizione e dai contributi universitari per gli studenti ai quali sia riconosciuta una condizione di disabilità ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della Legge 104 oppure un’invalidità pari o superiore al 66%.

Esiste però anche un altro tributo.

È la tassa regionale per il diritto allo studio universitario.

In Campania questa tassa è disciplinata dall’articolo 13 della Legge regionale 12 del 2016. La norma stabilisce che debba essere versata dagli studenti iscritti e immatricolati, ma non prevede un’esenzione automatica e specifica per gli studenti con disabilità.

Si crea così un paradosso: uno studente può essere esonerato dalle tasse universitarie ma continuare a dover pagare una tassa regionale collegata allo stesso percorso di studi.

Non è soltanto una questione economica.

È un problema di coerenza, di equità e di riconoscimento di un diritto.

La cosa più assurda

L’aspetto più paradossale è già nel nome: stiamo parlando di una tassa destinata a finanziare il diritto allo studio.

Un diritto che dovrebbe essere garantito soprattutto a chi incontra ogni giorno barriere fisiche, sensoriali, economiche oppure organizzative.

E che invece, in questo caso, rischia di trasformarsi in un costo aggiuntivo proprio per gli studenti che quelle barriere devono affrontarle.

Non per una loro responsabilità.

Ma perché la normativa regionale non prevede ancora un’esenzione specifica.

La stessa disabilità, diritti diversi

La situazione appare ancora più ingiusta se guardiamo a ciò che accade nel resto d’Italia.

Regioni come Lombardia, Lazio, Sardegna e Molise hanno già introdotto, con modalità diverse, forme di esenzione dalla tassa regionale per gli studenti con disabilità.

Questo significa che due ragazzi nella stessa condizione possono ricevere un trattamento diverso esclusivamente in base alla regione nella quale studiano.

Uno viene esonerato. L’altro deve pagare.

Uno studente non può avere meno diritti soltanto perché studia in Campania.

Le differenze territoriali non possono trasformarsi in differenze nell’accesso all’università, soprattutto quando riguardano persone che affrontano già ostacoli quotidiani troppo spesso ignorati dalle istituzioni.

Dall’ascolto alla proposta di legge

Dopo quella segnalazione ho deciso di approfondire la questione.

Ho inviato una richiesta formale alla Regione Campania e ad ADISURC per conoscere le ragioni dell’attuale applicazione della tassa, verificare l’esistenza di eventuali approfondimenti giuridici e sapere quanti studenti con disabilità siano stati interessati dal pagamento negli ultimi cinque anni accademici.

Ma non volevo fermarmi a una richiesta di chiarimenti.

Oggi la normativa campana non garantisce agli studenti con disabilità un’esenzione automatica e specifica da quella tassa.

Almeno finché non cambieremo la legge regionale.

Così, insieme ai consiglieri regionali Gaetano Simeone e Giovanni Maria Cuofano, ho presentato una proposta di legge per modificare l’articolo 13 della Legge regionale 12 del 2016 e introdurre espressamente l’esenzione.

La proposta è stata depositata il 10 settembre 2026 e assegnata alle commissioni consiliari competenti.

L’obiettivo è eliminare un’ingiustizia e rendere la normativa campana più coerente con la tutela nazionale del diritto allo studio e con le soluzioni già adottate in altre regioni.

Adesso comincia il percorso

Una proposta di legge non è ancora una legge.

Il testo è stato depositato ed è visibile sul sito del Consiglio regionale. Ora dovrà essere esaminato dalle Commissioni competenti e, successivamente, arrivare in Consiglio regionale per la discussione e il voto.

Sarà importante seguire il percorso con attenzione, coinvolgere le associazioni e le rappresentanze studentesche e mantenere alta l’attenzione sul tema.

Da parte mia continuerò a raccontare pubblicamente ogni passaggio.

Perché la trasparenza non consiste soltanto nel comunicare un risultato quando è stato raggiunto.

Significa permettere alle persone di seguire il lavoro mentre viene svolto, correggere gli errori e contribuire alle decisioni.

Le leggi migliori nascono così

Questa proposta non è nata nel chiuso di un ufficio.

È nata durante un incontro. Dalla voce di una studentessa. Da una domanda semplice alla quale, inizialmente, nessuno sembrava riuscire a dare una risposta convincente.

Quella voce avrebbe potuto restare inascoltata.

Invece è diventata prima una richiesta formale e poi una proposta di legge.

La stessa cosa può accadere con una vostra segnalazione.

Se conoscete un problema o un’ingiustizia, raccontateli. A me o a chiunque possa impegnarsi per affrontarli.

Alla fine, i politici non sono tuttologi.

Sono donne e uomini che, se ascoltano, possono comprendere, affrontare e, qualche volta, risolvere problemi e ingiustizie assurde.

Se vi va, sono qui.

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