Voglio una legge popolare per fare “Spazio ai giovani”

Ho 35 anni e da qualche mese sono consigliere regionale.

Che significa?

In pratica, sono stato eletto in Regione, dove posso scrivere leggi e contribuire a programmare risorse economiche per la sanità, i trasporti, le bonifiche, i beni confiscati alla camorra. E tanto altro.

Non decido da solo, chiaramente. Sono uno dei cinquanta consiglieri chiamati a prendere queste decisioni.

Una bella responsabilità.

«Come sei giovane!»

È una frase che mi sento ripetere spesso.

«Ma quanti anni hai?»

«Così giovane e già fai il consigliere regionale?»

Chissà perché, in Italia, abbiamo tutti questi problemi con i giovani.

Chissà perché ci sembra strano che una persona di 35 anni possa avere responsabilità importanti.

Eppure, Teresa Mattei entrò nell’Assemblea Costituente a 25 anni. Era la più giovane tra le persone chiamate a scrivere la nostra Costituzione.

Albert Einstein formulò la teoria della relatività ristretta a 26 anni. Leopardi scrisse “A Silvia” a 29. Durante gli anni della peste, Isaac Newton sviluppò alcune delle sue intuizioni decisive sul calcolo, l’ottica e la gravitazione: aveva poco più di vent’anni.

Picasso dipinse Les Demoiselles d’Avignon a 25 anni. Frida Kahlo realizzò il suo primo autoritratto a 19.

Potrei continuare ancora.

Questo non significa che essere giovani renda automaticamente migliori, più intelligenti o più capaci. Significa, però, che una società che non si fida dei giovani rinuncia alla loro energia, alla loro creatività e alla loro capacità di mettere in discussione ciò che tutti gli altri considerano normale.

Stiamo rinunciando al massimo dell’istinto creativo e della bellezza rivoluzionaria dei giovani.

L’Italia ha un problema con i giovani

Non lo dico io. Lo dicono i numeri.

Secondo l’ISTAT, nel dicembre 2025 il tasso di disoccupazione giovanile era del 20,5%.

Nel 2024, soltanto il 74,2% dei giovani laureati da meno di tre anni risultava occupato, contro l’84,9% della media europea.

Tra il 2019 e il 2025, inoltre, il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni.

Non citerò altri numeri, perché mi viene la depressione. Facciamoci bastare questi.

Il punto è che sempre più giovani vanno via. E molti di quelli che rimangono non trovano un lavoro dignitoso, non riescono a permettersi una casa e non hanno la possibilità di costruire un progetto di vita.

Così il nostro Paese perde energie, competenze e futuro.

Per questo uno come me sembra un’eccezione.

Anzi, è un’eccezione.

E non dovrebbe esserlo.

Cosa può fare un consigliere regionale per i giovani?

Lo scorso 30 maggio, all’Hotel Ramada di Napoli, ho organizzato un incontro.

Centinaia di persone e un’urna al centro della sala.

La domanda era semplice: che cosa può fare la Regione per i giovani?

Ognuno poteva rispondere su un foglio, raccontando un problema, avanzando una proposta o indicando qualcosa che manca nei nostri territori.

Può sembrare un gesto piccolo. Per me rappresentava esattamente il modo in cui dovrebbe funzionare la politica: prima di scrivere una legge, bisogna ascoltare le persone che quella legge riguarderà.

«Voglio che da questo percorso nasca una proposta di legge. Si chiamerà “Spazio ai giovani”», promisi.

Avevamo chiamato quell’incontro “Adesso una nuova generazione”.

Adesso.

C’è infatti una frase che mi fa venire l’orticaria: i giovani sono il futuro.

Sembra quasi una presa in giro, perché se il futuro resta sempre domani, non arriva mai.

Oggi esiste già una generazione che studia, lavora, crea imprese, amministra città, anima associazioni e si prende cura dei propri territori.

Una generazione che non chiede una concessione, ma la possibilità di assumersi responsabilità e partecipare alle decisioni.

Quando sono entrato in Consiglio regionale mi sono portato dietro anche una paura: diventare una persona privilegiata che, una volta entrata nei palazzi delle istituzioni, finisce per dimenticare chi è rimasto fuori.

“Spazio ai giovani” nasce anche per impedire che questo accada.

Una regione giovane che non è ancora per giovani

La Campania è la regione italiana con la più alta percentuale di persone tra i 18 e i 34 anni: secondo l’ISTAT rappresentano il 19,8% della popolazione regionale.

Eppure, siamo anche uno dei territori dai quali si parte di più. Nel 2025, il 29% dei trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord è partito proprio dalla Campania.

Siamo una regione giovane che troppo spesso non riesce a essere una regione per giovani.

Non mancano il talento, le competenze o la voglia di fare. Mancano le opportunità, gli spazi, la fiducia e, soprattutto, la possibilità di incidere davvero.

Molti ragazzi non vanno via perché hanno smesso di amare questa terra. Vanno via perché qui non riescono a immaginare un domani dignitoso.

Abbiamo bisogno di una legge radicale per fare spazio ai giovani.

Radicale nel senso vero della parola: una legge capace di andare alla radice dei problemi.

Una legge scritta con i giovani

Vogliamo costruirla attraverso un percorso di ascolto, coinvolgendo ragazzi, associazioni, forum giovanili, amministratori, professionisti, studenti e realtà civiche di tutta la Campania.

Per questo abbiamo creato anche un questionario aperto a tutti.

Le domande affrontano questioni molto concrete:

  • quali spazi mancano nei nostri territori;
  • quanto sono conosciute e accessibili le opportunità rivolte ai giovani;
  • come rendere i tirocini uno strumento reale di inserimento lavorativo;
  • se sia utile introdurre un servizio civile regionale;
  • come aumentare la presenza dei giovani negli organismi pubblici;
  • come valutare in anticipo l’impatto generazionale delle leggi e dei programmi regionali;
  • quali regole possano favorire la socialità, gli eventi e la vita culturale dei territori.

Non è un questionario fatto per fingere di ascoltare.

Le risposte diventeranno materiale di lavoro per la proposta di legge.

Ma non solo.

Un viaggio attraverso la Campania

Quello del Ramada non voleva essere un evento isolato. Era l’inizio di un viaggio.

Siamo stati a Frattamaggiore, negli spazi di Cantiere Giovani, per confrontarci con una realtà che da anni costruisce occasioni di partecipazione e crescita.

A Terzigno abbiamo posto una domanda volutamente provocatoria: i giovani valgono almeno l’1% del bilancio dei nostri Comuni?

Perché alle dichiarazioni di principio devono seguire risorse, servizi e scelte verificabili.

A Meta di Sorrento, su una spiaggia, un’idea nata durante una sera d’estate ha cominciato a trasformarsi in una possibile proposta per tutta la Regione.

Anche questo è il senso del percorso: dimostrare che una conversazione tra ragazzi può entrare nelle istituzioni e diventare un atto concreto.

Siamo arrivati fino ad Aquilonia, nelle aree interne, dopo due ore di macchina.

Qualcuno mi ha chiesto perché andare così lontano, in un posto nel quale molte delle persone incontrate non avrebbero neppure potuto votarmi.

La risposta è semplice: se la politica va nei territori soltanto dove pensa di raccogliere voti, non è più politica. Diventa un baratto.

Non sto cercando voti.

Sto cercando idee, speranze e paure.

Da Napoli alle aree interne, dalle città costiere ai comuni dell’entroterra, vogliamo continuare ad andare ovunque ci sia un gruppo disposto a discutere, proporre e costruire.

«Insomma, che cosa hai in mente?»

Ho in mente una proposta di legge di iniziativa popolare.

Prima raccoglieremo le idee, ascoltando i territori e studiando le proposte. Poi costruiremo un testo insieme a giovani, associazioni ed esperti. Infine raccoglieremo le firme necessarie per portarlo in Consiglio regionale.

Da consigliere potrei scrivere, firmare e depositare direttamente una proposta di legge.

Ho scelto un’altra strada.

Non voglio essere il proprietario di una legge per i giovani. Voglio che i giovani siano gli autori di una legge per loro stessi.

Perché “Spazio ai giovani” non è uno slogan.

È un impegno: aprire le istituzioni, attraversare i territori e trasformare le idee di una generazione in scelte concrete.

Passo dopo passo. Comune dopo comune. Nessuno escluso.

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